Il coronavirus è, prima di tutto, una tragedia dal punto di vista umano, ma sta anche colpendo le economie internazionali e la produzione in particolare. Vari analisti del mercato hanno valutato l’impatto sull’industria automobilistica del coronavirus.
La notizia breve è che la domanda interna sarà probabilmente molto più colpita rispetto alle esportazioni esterne. Secondo la NBC, la Cina potrebbe produrre 1 milione di veicoli in meno a causa della sospensione della produzione per almeno una settimana nella cosiddetta “motor city” di Wuhan, che si trova nell’epicentro dell’epidemia di coronavirus e ha una popolazione di 11 milioni di persone.
Ecco una breve panoramica della reazione di alcuni dei principali produttori OEM al coronavirus:
Volkswagen AG
Facilmente il più grande produttore straniero in Cina, VW produce circa 4 milioni di veicoli all’anno nella Repubblica Popolare. La VW ha chiesto ai circa 3.500 dipendenti a Pechino di lavorare da casa per due settimane, a partire dal primo giorno dopo le vacanze di Capodanno cinesi.
Honda Motor Co.
La Honda non ha confermato quando i suoi tre stabilimenti di Wuhan riapriranno alla luce dell’epidemia e ha rinviato la riapertura di due stabilimenti motociclistici fuori dalla regione di Wuhan. Le tre fabbriche di Wuhan, che realizzano modelli come il SUV compatto CR-V e la Civic, hanno insieme la capacità di costruire 600.000 veicoli all’anno.
Tesla
Circa 8 milioni di auto sono state vendute l’anno scorso in circa 40 città cinesi che hanno 10 o più casi di coronavirus diagnosticati. Ciò equivale al 36,8% dei volumi complessivi al dettaglio nel paese, stimano gli analisti di Bernstein. Quelle città rappresentavano l’82,5% dei volumi di vendita al dettaglio di Tesla.
Al di fuori della Cina, secondo quanto riferito, Hyundai sta sospendendo la produzione nei suoi stabilimenti sudcoreani a causa della carenza di parti fabbricate in Cina e anche i produttori di auto europei potrebbero essere colpiti: Volkswagen e BMW potrebbero vedere un calo del 5% dei loro guadagni nel primo semestre del 2020, sempre secondo la società di ricerca Bernstein.
Capire cosa succederà da ora in poi, è molto difficile. 11 delle 31 province della Cina continentale hanno annunciato che il ritorno al lavoro per tutte le attività non indispensabili sarebbe stato ritardato di una settimana in più, dopo la fine del periodo di vacanze del Capodanno cinese, già esteso. Queste province (Hubei, Shanghai, Guangdong, Chongqing, Zhejiang, Jiangsu, Anhui, Yunnan, Fujian, Jiangxi e Shandong) da sole sono normalmente responsabili di oltre i due terzi della produzione di veicoli in Cina, con una perdita di produzione prevista per il primo trimestre di circa 350.000 unità (-7%) se le fabbriche saranno inattive solamente fino al 10 febbraio 2020.
Tuttavia, se la situazione persiste fino a metà marzo, potremmo vedere un impatto ancora più pesante. In questo scenario, potremmo aspettarci la potenziale interruzione della catena di approvvigionamento in tutta la Cina, causata dalla carenza di pezzi prodotti a Hubei, un importante hub di componenti, e di conseguenza, e la chiusura di tutte le fabbriche situate nelle province adiacenti per la maggior parte del mese di febbraio. Se questo scenario si concretizzerà, IHS Markit prevede una potenziale perdita di produzione di oltre 1,7 milioni di unità per il primo trimestre, ovvero circa il 32,3% in meno rispetto alle aspettative iniziali prima dell’inizio della crisi.
È importante notare che la valutazione pre-crisi coronavirus di IHS Markit include già una riduzione del 10% del volume di produzione del primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre del 2019, quindi gli impatti della crisi si vanno ad aggiungere a una previsione già negativa.
Naturalmente, le cose potrebbero cambiare in modo significativo in questa complessa situazione, per quanto nel loro insieme, le opinioni di vari analisti di mercato suggeriscono che ci sia e ci sarà un grave impatto sulla produzione cinese di veicoli a seguito dell’epidemia di coronavirus.
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