Chi ha già guardato Google oggi, 16 novembre 2020, avrà notato che il doodle (ossia l’immagine del logo) è dedicato ad una pilota con calottina bianca e sorriso smagliante: si tratta di Eliska Junkova – Khásová, che nacque 120 anni fa oggi, una cecoslovacca famosissima ai suoi tempi. È stata definita “la donna più veloce dell’automobilismo“ ed è ritenuta una delle più grandi donne nella storia delle corse automobilistiche: è stata la prima donna a vincere un gran premio, nel 1927.
Eliska Junkova – Khásová (16 novembre 1900 – 5 gennaio 1994), nata Alžběta Pospíšilová e conosciuta anche come Elisabeth Junek, era considerata una delle più grandi piloti femminili nella storia delle corse automobilistiche ed è stata la prima donna a vincere un evento Gran Prix.
Sesta di otto figli, nata da un fabbro a Olomouc ,dopo la fine della prima guerra mondiale trovò lavoro in una banca, dove incontrò il giovane banchiere Vincenc “Čeněk” Junek.
Il lavoro la portò in giro per l’Europa fin quando tornò a Parigi per riunirsi al suo compagno, che a quel tempo era diventato abbastanza ricco da assecondare le sue passioni automobilistiche. Si si innamorò presto del fascino delle auto sportive dell’epoca, in particolare delle Bugatti. Il marito aveva iniziato a correre e lei nel 1922 prese posto sul sedile del meccanico, affascinata dal consorte e dalla velocità.

Quando un infortunio alla mano del coniuge gli impedì di poter cambiare marcia, toccò a lei sedersi alla guida. Era il 1923, non sarebbe più scesa da quel sedile. Da quel momento iniziarono le affermazioni, prima nella propria classe di gara, poi quelle assolute. Cronoscalate, circuiti, il 1924 e 1925 videro la giovane cecoslovacca affermarsi e diventare celebre, riconoscibile per la sua caratteristica tenuta di guida: gonna blu, camicetta bianca, casco e occhiali.
Il 1927 la vide alla partenza della Targa Florio con una Bugatti Type 35B, accompagnata dal marito in veste di meccanico. Sul duro circuito siciliano era terza, a dieci secondi dalla Bugatti ufficiale di Emilio Materassi, quando un guasto meccanico la fece uscire di strada. Questa prestazione la mise in luce anche da noi, e i piloti contemporanei furono sbalorditi nel vedere questa donna tenersi dietro Maserati e Peugeot.
Quell’anno vinse anche la classe due litri nel Gran Premio di Germania, sul tracciato appena realizzato del Nurburgring.
Il 1928 vide il ritorno della pilota alla Targa Florio, che meriterebbe un pezzo tutto a se. Alla fine della corsa giunse quinta, attardata da mille problemi, tanto che Vincenzo Florio la definì la “vincitrice morale” di quella edizione (forse anche con un pizzico di galanteria).
Nello stesso anno tornò al Nurburgring per una nuova gara, ma in una uscita di strada il marito perse la vita.

Eliska Junkova restò sconvolta dall’evento, tanto che decise di smettere di correre. Vendette le sue automobili e passò il resto della sua vita a viaggiare, almeno fin quando il regime comunista della sua terra glielo vietò, considerando troppo borghese il suo modo di vivere. Morì a Praga nel 1994, facendo in tempo anche a vedere la caduta del regime che la tenne ferma, impedendole di dare sfogo alla sua vitalità sempre accesa.
Come Hellé Nice, la sua grande controparte femminile francese, è stata in gran parte dimenticata dal mondo delle corse automobilistiche.
Nel 1973 pubblicò la sua autobiografia “Má Vzpomínka je Bugatti” (“La mia memoria è Bugatti”). Il compositore ceco Jaroslav Ježek la celebrò con il pezzo jazz “Bugatti Step”. Fu anche una delle persone che contribuì alla realizzazione del circuito Jan Masaryk di Brno, tuttora in uso.
E così, a 120 anni dalla sua nascita, oggi Google dedica il suo Doodle a Eliska Junkova

